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Confindustria digitale

2015, LA SVOLTA DEL DIGITALE

Dal Summit del settore Ict tenutosi oggi a Roma una spinta e un impegno per accelerare sulla trasformazione digitale del Paese. 

Catania: Oggi ci sono i presupposti per cambiare il passo, ma nel 2015 devono partire i progetti di digitalizzazione della Pa in cantiere, deve essere completato il quadro normativo e impostata una gestione efficiente dei fondi europei. In gioco ci sono potenziali risorse per 18 mld di euro in 6 anni che, per l’effetto moltiplicatore dell’Ict,  possono significare un contributo al Pil di mezzo punto l’anno.

Roma, 30/1/2015 – Un confronto a tutto campo per fare il punto sull’evoluzione dell’economia digitale e definire il piano operativo di Confindustria Digitale per il 2015 mirato a rafforzare la capacità delle imprese Ict di contribuire all’innovazione del Paese. L’obiettivo è spingere sull’accelerazione dei processi di trasformazione digitale in modo da produrre entro l’anno risultati tangibili e far emergere nuove opportunità di crescita. E nel 2015 vi sono tutti i presupposti affinché ciò avvenga. E’ stato questo il senso del “Summit del settore Ict” che si è tenuto questa mattina a Roma, a cui hanno preso parte oltre duecento rappresentanti di imprese e associazioni del sistema confindustriale.

Oltre al presidente Elio Catania, sono intervenuti, fra gli altri, Cesare Avenia, presidente di Assotelecomunicazioni-Asstel, Umberto Costamagna, presidente di Assocontact, Giancarlo Grasso presidente Anitec, Pietro Guindani, Giorgio Mosca, Carlo Purassanta, Agostino Santoni presidente di Assinform,  Alberto Tripi, Stefano Venturi. Ha inoltre partecipato Alessandra Poggiani, direttore generale dell’Agid che ha aggiornato la platea sull’avanzamento dei progetti in carico all’Agenzia.

Al centro dell’incontro le potenzialità dell’Ict italiana,  che conta 600mila addetti e genera un mercato di oltre 65 miliardi di  euro. Nel 2013 la spesa Ict italiana è giunta a rappresentare il 4,8% del Pil, contro una media Ue28 del 6,6%, con la Germania al 6,9%, la Francia al 7,0% e l’Uk al 9,6%.  Un gap che si traduce in 25 mld l’anno di mancati investimenti in innovazione digitale rispetto alla media europea.

La nostra strategia avrà successo – ha affermato Cataniase riusciremo a riportare il settore Ict in crescita nel 2015, a raggiungere un rapporto Ict/Pil al 5,5% nel 2017,  ad allineare la spesa in innovazione digitale alla media Ue nel 2020, anno in cui dovremmo aver centrato gli obiettivi europei sulla diffusione della banda ultralarga. Ce la dobbiamo, oggi ne esistono  i presupposti: i segnali macroeconomici,  una crescente sensibilità  della leadership, una maggiore focalizzazione  sull’esecuzione dei progetti, un clima di positiva collaborazione tra pubblico e privato, in cui spicca l’accelerazione degli investimenti nelle reti di nuova generazione da parte degli operatori di Tlc”. 

Ma attenzione – ha avvertito il presidente di Confindustria Digitaletre sono i nodi da sciogliere :  una gestione coerente ed efficiente dei fondi europei disponibili per il periodo 2014-2020, il rispetto dei tempi attuativi e degli obiettivi pianificati per i progetti di digitalizzazione della Pa da ottenere attraverso una governance più forte e coerente e il completamento del quadro normativo”. 

Gestione delle risorse - Secondo la stima di Confindustria Digitale le risorse utilizzabili ammontano a 18 mld i euro su un arco temporale di sei anni, equamente divisi fra fondi comunitari e nazionali.  “18 mld di euro in 6 anni significa, per l’effetto moltiplicatore dell’Ict,  dare un contributo al Pil di circa mezzo punto l’anno - ha precisato Catania-  “E’ fondamentale che queste risorse siano gestite con una programmazione coerente tra Stato e Regioni, senza dispersioni che ne sminuiscano l’impatto. Per questo la nostra proposta è di creare un «Fondo Multifondo» trasversale”.

Digitalizzazione della Pa -  Secondo Catania: “Il Governo si è dato una vera agenda: ora deve rispettarla. Spid, il sistema pubblico di identità digitale, Anagrafe nazionale delle persone residenti, Patto sulla sanità digitale, Piano Nazionale delle Comunità Intelligenti, iniziative digitali del piano Buona Scuola. Tutti questi progetti devono essere avviati quest’anno e il monitoraggio della loro realizzazione deve essere responsabilità diretta della Presidenza del Consiglio” . 

Quadro normativo – Occorre da una parte accorciare i tempi tra l’emanazione delle leggi e le norme attuative, dall’altra portare a compimento una serie di provvedimenti. Tra questi spiccano le norme tecniche indispensabili per lo sviluppo delle reti fisse e mobili di nuova generazione, gli sgravi fiscali per gli investimenti infrastrutturali delle Tlc, gli incentivi per gli investimenti digitali delle piccole imprese. Giungere rapidamente a un quadro regolatorio al  passo con i tempi è un fattore fondamentale per incentivare le forme di co-finanziamento attraverso le partnership pubblico-private. 

Non ci sono più alibi. Nel 2015 la leadership pubblica e privata deve mettere alla prova le proprie capacità di reazione alle opportunità che abbiamo di fronte, producendo un  cambiamento di passo dei processi di trasformazione digitale del Paese - ha concluso Elio CataniaSe scavalliamo l’anno senza aver messo in moto questo processo, senza iniziare a vedere dei cambiamenti sul campo, non solo difficilmente riusciremo a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale per il 2020, ma avremo approfondito il gap d’innovazione che penalizza il nostro Paese e perso una fondamentale opportunità di crescita. 

  • Per informazioni
  • Anna Borioni
  • Responsabile Ufficio stampa Confindustria Digitale
  • Via Barberini 11 – 00187 Roma
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