Internet cambia l’Italia

Dal primo “Italian Digital Agenda Annual Forum”, Confindustria Digitale lancia un grande progetto di sviluppo per  l’Italia.

Stefano Parisi: l’Agenda digitale diventi volano della crescita. Entro il 2013 recupero del gap con l’Europa su servizi Internet e avvio azioni di sistema su Pa, scuola, sanità, e-commerce, start up, digital divide, formazione digitale; nei prossimi tre anni lo sviluppo dell’economia digitale può portare a un aumento di Pil del 4-5%.

Roma, 11/4/2012 – “Internet cambia l’Italia” è racchiuso in questo slogan, il senso del primo Italian Digital Agenda Annual Forum tenutosi oggi a Roma, con cui Confindustria Digitale, la nuova Federazione delle imprese dell’Ict, ha voluto chiamare a confronto il Governo sulla grande opportunità che lo sviluppo dell’economia digitale rappresenta per rilanciare la crescita e modernizzare il Paese. All’incontro, oltre al presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi, sono intervenuti Neelie Kroes, commissaria europea con delega all’Agenda Digitale, i ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera e dell’Istruzione Francesco Profumo, responsabili della Cabina di regia, Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, Riccardo Donadon fondatore di H-Farm Ventures, Carlo Maccari assessore alla digitalizzazione della Regione Lombardi, Marco Polillo presidente di Confindustria Cultura Italia e il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Le imprese italiane dell’Ict offrono la piena collaborazione al Governo perchè l’Agenda Digitale diventi un grande progetto nazionale in grado di aprire il Paese a un nuovo ciclo economico – ha affermato il presidente di Confindustria Digitale, che ha recentemente presentato un piano al Governo per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea entro il 2015. “ Il completo switch off verso il digitale della Pa – ha spiegato Parisi - può contribuire all’azione di spending review, riducendo finalmente la spesa pubblica annua in modo strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi di euro. La maggior disponibilità di servizi pubblici e privati on line consentirebbe un risparmio di circa 2.000 euro l’anno a famiglia. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti in Ict, si avrebbe una crescita della produttività tra il 5 e il 10% , mentre se aumentassero solo dell’1% il loro fatturato estero attraverso le vendite on-line, le nostre esportazioni totali aumenterebbero dell’8% pareggiando il saldo import-export di beni e servizi. Se dunque, come sta accadendo nei principali paesi, lo sviluppo dell’Internet economy diventerà anche da noi il centro delle politiche per la crescita, il contributo all’aumento del Pil potrebbe essere dell’ordine del 4-5% nei prossimi tre anni”.

Oggi l’economia digitale in Italia pesa il 4% sul Pil, dato che segnala il ritardo del nostro Paese, dove l’uso di Internet è ancora limitato al 50% della popolazione (68% la media Ue27), la pratica dell’ e-Government riguarda non più dell’8% (21% Ue27) e quella dell’e-commerce il 15% (43% Ue27). Anche dal lato delle imprese il gap è forte: solo il 4% delle imprese italiane effettua vendite direttamente on-line a fronte di una media Ue27 del 12%.

Per questo l’obiettivo prioritario da raggiungere entro il 2013 - ha concluso il presidente di Confindustria Digitale - deve essere quello di recuperare il gap con l’Europa sull’uso dei servizi Internet, mentre vanno contemporaneamente messe in atto una serie di azioni, indispensabili per consentire all’Italia di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea per il 2015. Dopo i sacrifici necessari per scongiurare il rischio di default, è ora possibile dare al Paese, spingendo l’acceleratore sul percorso digitale, un segnale immediato e concreto di nuovi e migliori servizi, di nuove opportunità occupazionali e imprenditoriali”.

 

Il piano di Confindustria Digitale per l’attuazione dell’Agenda digitale: cinque assi d’intervento.

Sviluppo della domanda pubblica e privata di servizi on line: gli adempimenti dematerializzati devono diventare la regola e quelli allo sportello l’eccezione.

Pubblica Amministrazione: switch-off Scuola e Sanità; Carta d’identità elettronica; banche dati pubbliche interoperabili e su cloud; obbligatorietà acquisti on line.

Famiglie: Iva al 10% per acquisti on line su piattaforme che operano in Italia; Iva al 4% per contenuti editoriali on line.

Imprese: detassazione parziale ricavi delle Pmi da e-commerce.

Investimenti infrastrutturali: nessun ricorso a fondi aggiuntivi. Occorre un quadro autorizzativo semplice e omogeneo per favorire gli investimenti nelle reti Tlc e l’impiego delle risorse già individuate dal Piano UltraBroadband del Ministero per lo Sviluppo Economico su aree in digital divide, a sostegno degli investimenti delle reti mobili a banda larga nei comuni con meno di 3.000 abitanti e della fibra ottica nei distretti industriali.

Ecosistema internet: l’obiettivo è lo sviluppo dell’offerta legale dei contenuti. Riforma del diritto d’autore, diffusione delle modalità di pagamento elettronico, tutela della privacy.

Creazione di un vero mercato di Venture capital: l’obiettivo è sostenere la nascita di giovani start-up internet italiane. Detrazione d’impostper gli investimenti di fondi di venture capital nelle start up; creazione di un “exit market” con sgravi fiscali per le aziende che decidessero di acquisire start-up italiane o che abbiano sponsorizzato la nascita di incubatori o piattaforme di aggregazione di idee e iniziative imprenditoriali; creazione di un social network per la promozione delle start up

Formazione dei lavoratori non nativi digitali: l’obiettivo: occorre promuovere un grande piano di rioccupabilità legato agli skills ICT puntando ai fondi interprofessionali. Nel 2015 la Commissione Europea ha stimato che il 90% dei lavori richiederà skills Ict in tutti i settori. Ma in Italia meno del 10% delle ore di formazione viene dedicato a competenze digitali.

 

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