Convergenza ICT/Media: privilegiare modelli di autoregolamentazione per coniugare sviluppo e tutela dei diritti

Roma, 28/10/2014 - “Sarebbe un grave errore pensare di estendere la regolamentazione esistente  per il settore radiotelevisivo agli attori e alle imprese emergenti del mondo digitale, perché si tratta set di regole a tutela di un  telespettatore <passivo> , mentre l’utente del mondo web è un soggetto che interagisce e sceglie. L’effetto di una simile scelta  significherebbe non solo appesantire i nuovi mercati con norme non adeguate  a favorirne lo sviluppo, ma soprattutto abbassare gli stimoli concorrenziali e vincolare l’innovazione” è quanto ha dichiarato oggi il Presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, nel corso dell’audizione presso la IX Commissione Permanente della Camera dei Deputati nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici.

E’ di fondamentale importanza che l’attenzione del Parlamento a questi fenomeni  non sia improntata a un’ottica difensiva e di conservazione dell’esistente anche nell’ottica dello sviluppo delle imprese tradizionaliha continuato Catania - ma punti a creare nuove e migliori condizioni affinché il Paese colga le grandi opportunità offerte dal processo di convergenza dei media audiovisivi  con le tecnologie digitali. Da questo punto di vista è perciò auspicabile che il legislatore si approcci a questa materia abbandonando i vecchi schemi di regolamentazione stringente a favore di  modelli di autoregolamentazione e co-regolamentazione, i soli che si dimostrano in grado di coniugare nel mondo web lo sviluppo delle attività alla tutela di  diritti garantiti dall’ordinamento”.  

Il Presidente di Confindustria Digitale ha poi concluso sottolineando chetutti i fenomeni legati al web hanno una dimensione globale, da cui  è impossibile prescindere. Pertanto qualunque azione a livello nazionale che non sia coerente con gli sviluppi di mercato e del quadro normativo europeo e internazionale rischia di avere il solo effetto  di penalizzare il Paese sul fronte dell’innovazione e della competitività, in un momento storico in cui queste sono gli elementi chiave su cui fare leva per la ripresa di una solida crescita dell’economia”.

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